Riforma Irpef: dal 2026 possibile taglio al secondo scaglione di reddito

12 Settembre 2025
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La prossima manovra di bilancio, attesa in Parlamento entro dicembre, potrebbe introdurre un cambiamento significativo nella struttura dell’Irpef, con effetti diretti sulla busta paga di milioni di italiani.

L’ipotesi al vaglio del Governo prevede la riduzione di due punti percentuali dell’aliquota del secondo scaglione, oggi al 35%, che scenderebbe al 33% con estensione della fascia di applicazione fino a 60 mila euro di reddito lordo. Un’operazione dal costo stimato di 4,5 miliardi di euro.

La riforma si inserisce nel solco dell’accorpamento introdotto dalla Legge di Bilancio 2025, che aveva ridotto le aliquote da quattro a tre. Se la misura verrà confermata, dal 2026 il sistema Irpef sarà così articolato:

  • 23% fino a 28 mila euro;
  • 33% dai 28 ai 60 mila euro;
  • 43% oltre i 60 mila euro.

Il taglio dell’aliquota punta a sostenere il ceto medio, in particolare i redditi tra 30 e 60 mila euro. Le simulazioni indicano vantaggi medi tra i 140 e i 940 euro l’anno, con benefici crescenti al crescere del reddito. Tuttavia, per i lavoratori dipendenti nella fascia 29-35 mila euro potrebbero verificarsi effetti limitati o addirittura negativi, a causa dell’interazione con il taglio del cuneo fiscale già introdotto.

Per finanziare la misura, l’Esecutivo sta valutando diverse opzioni.

La riduzione dell’Irpef per il secondo scaglione non rivoluzionerà le buste paga, ma avrebbe un forte valore politico e simbolico. Resta da capire se le simulazioni troveranno conferma nei fatti e se le risorse necessarie verranno effettivamente reperite: sarà la prossima manovra a stabilire se la promessa di alleggerimento fiscale al ceto medio diventerà realtà.

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